Michele Gabriele

Di fronte a un evento inaspettato, ma anche al cospetto di forme, oggetti o situazioni inedite e sconosciute, il cervello umano può adottare due strategie: nella prima riceve gli input visivi, elaborati dalla corteccia entorinale, e li confronta con memorie di simili esperienze passate contenute nell’ippocampo. Di questo confronto identifica un unico e minimo dettaglio riconducibile a un ricordo familiare, su cui costruisce un’immagine della realtà totalmente soggettiva. La novità viene automaticamente ricondotta a qualcosa di già noto, di già visto.
Nella seconda strategia il cervello registra la novità come un errore o un evento traumatico, e semplicemente ci impedisce di vederla. La rende invisibile al nostro sguardo, e la nostra facoltà di percepirla diventa assimilabile a uno specchio che ha momentaneamente perso la capacità di riflettere.

In “The Vernal Age of Miry Mirrors” Michele Gabriele impiega l’astrazione e la figurazione come strumenti per evocare, e allo stesso tempo confondere, questi meccanismi mentali primordiali e condivisi.

La mostra presenta un dialogo tra la recente serie di sculture dal titolo “I’m sitting here on the ground so I’ll remember it as a nice atmosphere / The difficulties of a form to move away from the stereotypes it evokes” (2021-2022) e una nuova produzione di opere video nate da un’indagine sul nostro modo di osservare, in parte ispirata alla varietà di reazioni ai cambiamenti che hanno recentemente investito la società a livello globale.

Le undici sculture in mostra delineano ipotesi di ciò che accade a una forma quando questa viene osservata, prendendo ispirazione dalle posture, gestualità e atteggiamenti che i nostri corpi assumono nell’abitare gli spazi di un’esposizione.

Desiderose di esprimere disinvoltura, tentano goffamente di mascherare insicurezza e ansia sociale, rivelandosi come la somma di tutti i dettagli trascurabili e di tutte le distrazioni che un’immagine può contenere.

I quattro video, “Without a place to return to” (2022), si soffermano sull’indagine delle modalità attraverso le quali, in ambito cinematografico, il nucleo del messaggio narrativo viene espresso mediante le ambientazioni, rivelando paesaggi incerti e porzioni di luoghi evocati oniricamente, a metà strada tra memoria filmica e sogno premonitore.

Il riferimento delle opere alla soggettiva porzione di spazio e tempo che separa l’osservatore dall’oggetto dell’osservazione, e la concomitante assimilazione dell’osservatore a tale oggetto, si riflette anche sull’impianto allestitivo del progetto, che si presenta, concettualmente, su due livelli di fruizione paralleli:

sul primo, il gruppo di sculture assiste, quale spettatore, a una mostra di opere video di Michele Gabriele dal titolo “Misty Wavelength Sonata”; sul secondo, il pubblico umano si muove in una mostra di sculture e video dal titolo “The Vernal Age of Miry Mirrors”.

Nella sua ricerca Michele Gabriele si concentra su quella particolare zona che si trova tra la seconda e la terza dimensione spaziale. Le sue opere, principalmente scultoree, nascono da ragionamenti e sperimentazioni sul concetto di distanza, inteso come divergenza tra rappresentazione e fisicità, tra digitale e materiale, e per esteso tra spazio e tempo che intercorrono tra osservatore e opera. Il suo lavoro, che potremmo definire iper-materialismo post-digitale, esplora il senso di inadeguatezza che nasce dal confronto tra la visione progressista di un futuro ecosostenibile, che contempla una soluzione ai problemi dati dal capitalismo e dai cambiamenti climatici, e il rovinoso disincanto verso l’impossibilità di una sua concreta e completa realizzazione.

Immagini courtesy dell’artista e NAM – Manifattura Tabacchi. Foto: Flavio Pescatori

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