Lisa Dalfino e Sacha Kanah

1. Sognare

In un recente sogno avuto durante la fase di progettazione dell’intervento per “Immersione Libera” mi trovai a discutere con Lisa e Sacha su come poter realizzare una performance di pietra. Eravamo seduti sul pavimento della terrazza dei Bagni Misteriosi, io dando le spalle alla piscina, loro di fronte, e mentre parlavamo di questo nuovo lavoro la performance iniziava a prendere forma nello spazio sopra al cortile, lenta, organica e di colore azzurro. Ne potevo seguire i riflessi cangianti sul muro alle spalle degli artisti, mentre loro ne costruivano progressivamente la forma tramite il loro sguardo.

L’attitudine a guardare dove nessuno sta guardando, l’adottare punti di vista non umani e la costante attivazione di pareti osmotiche tra fenomeni naturali e contesti artificiali è alla base del lavoro di Dalfino e Kanah.

Gli artisti usano palette di reazioni chimiche e fisiche per far riaffiorare affreschi di collaborazioni tra uomo e natura sepolte e dimenticate sotto a strati di pratiche antropocentriche, strati depositati sul nostro modo di percepire il quotidiano durante lunghi periodi in cui si è ritenuto che l’essere umano fosse dotato di un qualche tipo di superiorità sul resto dell’universo.

L’impiego della scienza nel loro lavoro non è un fine ma uno degli strumenti per arrivare al fantastico, attivare portali di magia e stupore che permettano di cogliere concretamente l’esistenza di quella divisione tra la realtà e il reale di cui scrive Mark Fisher in Realismo Capitalista.

2. Uno schiaccianoci per cornacchie

Prima di visitare il luogo della mostra di persona gli artisti lo hanno osservato dall’alto, a volo d’uccello, su Google Maps. Ispezionandolo da quella prospettiva hanno notato una serie di puntini neri sulle piastrelle in legno della terrazza attorno al lucernario. Durante il sopralluogo fisico la loro attenzione si è concentrata sulla ricerca di questi puntini. Le immagini da satellite erano state raccolte in una stagione diversa da quella della loro visita, forse in un momento di inattività autunnale dei Bagni, quindi quegli elementi che stavano cercando furono probabilmente rimossi durante le pulizie. Secondo Dalfino e Kanah questi elementi mancanti erano mucchietti di gusci di noce – fatto interessante, dato che nella zona non ci sono dei noci.

Le cornacchie sono creature dotate di grande intelligenza che hanno imparato a sopravvivere in ambienti antropici escogitando una serie di stratagemmi in cui sfruttano l’attività umana per procurarsi il cibo. Per esempio, portano le noci sulle strade trafficate in modo che le macchine, passando, ne rompano i gusci. Hanno anche imparato che quando la luce dei semafori diventa rossa le macchine si fermano, così loro possono raccoglierne indisturbati la parte commestibile.

Un’altra strategia che adottano per rompere i gusci delle noci è di farle cadere dall’alto su superfici particolarmente dure, preferibilmente in luoghi poco frequentati. Per affinare l’operazione, eseguono una serie di prove per testare la durezza dei materiali. L’ipotesi degli artisti è che il lucernario della terrazza dei Bagni Misteriosi sia stato eletto dalle cornacchie di Milano come ottimo schiaccianoci.

3. Durante un’immersione libera

Per Dalfino e Kanah ogni opera ha bisogno di una zona da cui trarre l’energia per alimentare la sua presenza materiale. A sua volta, io credo che un’opera materiale distribuisca quanti di questa energia allo spazio in cui viene collocata.

Seguendo questo principio, l’attività selvatica nel cielo sopra ai Bagni Misteriosi è un serbatoio di energia pulita che può alimentare una serie di nuove opere, tante quante sono le linee prospettiche convergenti negli infiniti punti di fuga immaginabili affacciandosi dalla terrazza e facendo spaziare lo sguardo sul cortile.

L’opera che gli artisti hanno deciso di attivare si concentra sull’aria: con azioni materiche minimali, fatte di reazioni esotermiche, hanno dato forma a paesaggi selvatici nascosti in dimensioni situate tra un luogo costruito dall’uomo e l’osservatore che momentaneamente lo abita.
E’ un tentativo di sottrazione di significato, di ritorno a una dimensione pre-linguistica, in cui l’asportazione di un tassello nel processo di conoscenza può permettere all’evoluzione di proseguire su strade diverse.

4. Nei Bagni Misteriosi

Gli elementi scultorei presentati per “Immersione Libera” sono stati concepiti come modelli estratti da un progetto degli artisti per l’architettura del Solomon R. Guggenheim di New York. La mostra viene interamente allestita nel sistema di aerazione del museo, in quegli spazi che hanno la funzione di servirne l’interno con aria e calore mediandone il rapporto con l’ambiente esterno, presenti e fondamentali ma nascosti allo sguardo degli spettatori.

I condotti danno forma all’aria e la veicolano verso i visitatori del museo, da cui viene respirata. Per certi versi, gli alveoli polmonari sono un archivio di memoria chimica che conserva campioni polverizzati raccolti nei luoghi in cui abbiamo respirato.
Il risultato è ambivalente: un ecosistema sintetico che nasce dagli interstizi di un’architettura organica, spiraliforme e idealizzata.

Intervento realizzato in qualità di curatori ospiti nell’ambito di

Immersione Libera

Un progetto di Marina Nissim

A cura di Giovanni Paolin

In collaborazione con Galleria Continua, Associazione Pier Lombardo, Teatro Franco Parenti

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