Matteo Nasini

Benvenuta Vagabonda!

Siamo sul pianeta Terra. È un posto umido e molto affollato. D’estate fa caldo e d’inverno fa freddo. In questo momento, per un motivo o per l’altro, la specie dominante è quella umana. L’essere umano è un tipo di mammifero che si autoregola attraverso narrazioni intersoggettive, racconti che vengono dati per veri solo finché un gran numero di esseri umani crede che lo siano. Le narrazioni che in questo momento sulla Terra hanno più credito sono il denaro, la religione e il nazionalismo. L’essere umano ha la propensione a eliminare fisicamente chi contraddice tali racconti.

Siamo a Milano. I fumi delle molteplici combustioni di idrocarburi appesantiscono l’aria, ma la calma trasognata e indifferente della pioggia ne restituisce occasionalmente la purezza.

Siamo in una galleria d’arte. È un luogo in cui vengono presentate opere, cioè cose create da artisti. In genere, queste sono cose che tendono, in maniera a volte sorprendente, a prevedere gli svolgimenti e stravolgimenti delle narrazioni di cui sopra.

Ciò fa sì che le gallerie spesso rientrino tra i posti guardati con maggior sospetto e diffidenza dalla popolazione umana.

Davanti e intorno a te, cara Vagabonda, hai un’opera che trasforma in musica il movimento delle stelle. Funziona così: nelle componenti di silicio di un calcolatore elettronico è stata impressa un’enorme quantità di informazioni relative alla posizione, alla temperatura, luminosità, gravità, composizione chimica e così via, relative a un miliardo e settecento milioni di corpi celesti. Questo fa sì che il calcolatore in un certo senso sappia tutto quello che al momento è possibile sapere sul loro conto. Tali informazioni sono state desunte dalle misurazioni raccolte da un satellite chiamato GAIA. Sempre nel calcolatore c’è un programma, ossia una sequenza complessa di istruzioni che serve a gestire i segnali di corrente elettrica al suo interno. Queste istruzioni abbinano le informazioni relative a ciascuna stella con le informazioni relative alla posizione di un punto della superficie terrestre. Visto attraverso l’incrocio continuo di dati che costituisce la fantasia del calcolatore, è come se, per lui, in quel punto all’improvviso comparisse una linea perpendicolare al suolo terrestre lunga quanto tutta la Galassia.

Ogni volta che, sempre a livello di fantasia elettronica, un corpo celeste entra in contatto con questa linea, il calcolatore lo comunica a un’altra parte del programma, che ne traduce l’informazione in notazione musicale. La fantasia del calcolatore è stata appositamente coordinata con il tempo e con lo spazio in cui si trova adesso questa galleria d’arte, ed è impostata per riflettere e restituire sotto forma di suono l’incontro tra il pianeta Terra e le erranti stelle della Via Lattea.

O lieta Vagabonda, è questa un’operazione assai frequente: in ventiquattr’ore su Milano passano dodici milioni di stelle, nessuna delle quali cadente. La notazione musicale viene eseguita attraverso vari timbri di voce umana, qui non più impiegata nella trasmissione, nell’attacco o nella difesa di volubili narrazioni intersoggettive, racconti ideati per sopportare l’inconoscibile pesantezza del vuoto, ma come collegamento tra il continuo movimento celeste e l’apparente immobilità terrestre. Per gli esseri umani, l’Universo non è fatto di atomi, ma di storie. Per questo l’opera che stai ascoltando non ha verbo.

E mentre ascolti, o dolce Vagabonda, entra nell’ascolto e diventa l’ascoltare. Solo così potrai renderti conto della vastità degli spazi senza suono che abitano il nostro congiunto gravitare, e dare il giusto valore all’inconoscibile processo che ha reso la materia materiale, e come tua distante sorella, madre, antenata, riconoscerla nel suo suonare. Siamo il respiro delle stelle, erranti frutti di una fluttuazione cosmica casuale in un enorme, smisurato processo che non ha scopo.

Soave Vagabonda, la stella che vocando la sua corsa ha brevemente brillato sull’ora del nostro incontro deve proseguire nel suo lungo vagare, e se fin qui mi hai seguita, ne converrai che è senza rimpianto, rimorso o mestizia che la guarderemo passare. La vita è opinione, il cosmo è mutamento.

Welcome Wanderer è un progetto di Matteo Nasini curato da Treti Galaxie, con le voci di Francesco Demichelis, Isabella Fonassi, Martina Magno, Matteo Nasini, Teodora Nasini, Giuliana Paolino, Gabriele Pigazzini e Ramona Ponzini, i testi di Matteo Mottin, le traduzioni di Giulia Lenti, lo sviluppo ingegneristico di Nicola Miele, l’architettura informatica di SapoLab e il coordinamento matematico del fisico Massimo Margotti. Le foto sono di Marco Davolio. Courtesy Clima, Milano.

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