Matteo Nasini

Ci sembra opportuno introdurre la mostra Remote Armonie di Matteo Nasini attraverso una frase del compositore franco-statunitense Edgar Varèse, tratta dalla raccolta di scritti “Il suono organizzato”:

“C’è per me maggiore fertilità musicale nella contemplazione delle stelle – meglio se attraverso un telescopio – e nella sublime poesia di certe esposizioni matematiche che non nei più ispirati sproloqui prodotti dalle passioni degli uomini”.

Prima di procedere a commentare il suo significato e l’analogia con l’intero progetto di Nasini, vorremmo porre la vostra attenzione su due espressioni usate dal compositore. La prima è “contemplare”. Deriva dal latino, ed è formata da “cum”, con, e “templum”. Quest’ultima parola significa “sezione”, probabilmente derivante dal greco “tèmenos”, ossia recinto, circuito, luogo separato dedicato agli dèi. Nell’antichità indicava nello specifico uno spazio immaginario che l’augure segnava nel cielo con il suo lituo al fine di circoscrivere una zona entro la quale faceva le sue osservazioni sul volo degli uccelli. Significava, al contempo, una porzione di campo consacrato, sempre dall’augure, e destinato a fini religiosi. Quindi, fin dalla sua origine, la parola indicava sia uno spazio celeste che uno spazio terreno. Nel tempo ha preso a indicare l’azione di osservare uno spazio libero e vasto in cui lo sguardo possa vagare a suo piacimento, un mettersi in ricezione di informazioni di tipo visivo.
La vista è di gran lunga il senso più usato dall’essere umano, in cui occupa una porzione di cervello maggiore rispetto a quella occupata in altre specie animali. In ambito scientifico, per molti anni la luce è stata il mezzo principale per investigare e raccogliere informazioni. Tutto ciò che sappiamo delle stelle, della nostra galassia e per estensione dell’intero Universo, l’abbiamo appreso attraverso la loro luce.

La seconda espressione usata da Varèse è “esposizioni matematiche”. Nel dicembre del 2013 l’ESA (European Space Agency) ha lanciato il satellite Gaia (Global Astrometric Interferometer for Astrophysics) con l’obiettivo di effettuare misure astrometriche, ossia raccogliere dati relativi alle posizioni, distanze e movimenti di stelle e altri corpi celesti, che aiuteranno a studiare la struttura e la storia evolutiva della nostra Galassia. Il satellite utilizza la fotometria (la misurazione dell’intensità della radiazione elettromagnetica di un oggetto astronomico) per definire luminosità, temperatura, gravità e composizione chimica di ciascun corpo celeste.
Nell’aprile del 2018 l’ESA ha reso pubblici i dati delle misurazioni effettuate tra luglio 2014 e maggio 2016: una tabella contenente una enorme quantità di dati estremamente complessi relativi a 1,7 miliardi di corpi celesti.

Collaborando con il programmatore Nicola Saponaro e il fisico Massimo Margotti, Matteo Nasini ha sviluppato la versione beta di una patch in grado di estrapolare ed elaborare questi dati.

Coordinandoli con una specifica coordinata GPS, il software costruisce una linea verticale immaginaria e la proietta fino ai limiti della nostra galassia. Quando un oggetto celeste intercetta questa corda ideale ne varia la lunghezza, e il software ne calcola la posizione traducendola in una particolare sequenza di note che vengono registrate su uno spartito. Le regole attraverso cui le note vengono registrate dipendono da un sistema armonico sviluppato ad hoc dall’artista studiando il rapporto tra lo spettro sonoro udibile dall’essere umano e l’ampiezza in anni luce della Via Lattea.

In poche parole, il sistema elaborato da Nasini trasforma in suono le varie distanze, temperature e caratteristiche di ogni singolo corpo celeste, rendendo udibile su scala umana il transito degli astri della nostra galassia.
Musica nata dalla contemplazione delle stelle e dall’elaborazione matematica, per parafrasare Varèse.
In Remote Armonie, la composizione si articola attraverso una sterminata serie di regole e cicli che umanamente non siamo ancora in grado di elaborare e concepire nel suo insieme.

Di fronte alla concreta vastità dell’Universo e alla sua complessità, Nasini si è messo in ascolto, con un atteggiamento di ricezione attiva. Utilizzando le più avanzate possibilità della tecnologia digitale messe a disposizione dal suo tempo, ha interpretato l’immenso quantitativo di onde elettromagnetiche captate dal satellite Gaia, trasformate in dati computabili dall’ESA, e le ha tradotte nel linguaggio universale della musica.

Questo processo, in cui un elemento della realtà viene studiato, elaborato e restituito in forma fantastica si ritrova nella sua intera ricerca artistica.

In Sparkling Matter Nasini sviluppa dei “concerti per cervello addormentato”: il segnale dell’encefalogramma di una persona dormiente viene processato da un software sviluppato dall’artista, che traduce le frequenze delle fasi del sonno in suoni e in sculture. Anche in questo progetto l’artista si pone in ascolto, dopo avere attentamente costruito un’architettura che la persona addormentata abita e attiva. La composizione musicale viene completamente delegata al pensiero umano nella sua forma più misteriosa e meno indagata, quando la mente è libera di sognare. Nasini presenta il progetto con degli “sleep concert”, in cui processa le onde cerebrali di un performer addormentato trasformandole in musica. Nel partecipare all’evento, il pubblico è invitato a fermarsi per l’intera notte, per seguire il concerto e volendo anche per dormire.
Gli spettatori addormentati nello spazio espositivo, avvolti in coperte disegnate dall’artista, ci portano a ragionare su quanto la musica contribuisca a definire lo spazio in cui questa viene fruita: un auditorium è pensato per ascoltare la musica da seduti, una discoteca per ballare stando in piedi. Di contro, uno spazio indefinito, anzi, definibile solo tramite rari reperti e tracce fossili, lontano millenni nel nostro passato, che tipo di musica può avere accolto?

Da queste premesse nasce Splendore Neolitico, un progetto che intende far comparire nel nostro presente i suoni di un presente andato perduto. In collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Verona, l’artista ha identificato e scannerizzato una serie di ossa fossili di animali vissuti nel Pleistocene che furono scavate, intagliate e usate come strumenti a fiato dai nostri predecessori.

Nasini le ha riprodotte in ceramica, usando un processo di stampa a tre dimensioni. Gli strumenti/scultura sono stati attivati durante delle performance per suonare una composizione ispirata alle più antiche pratiche musicali. Il musicologo tedesco Marius Schneider, che dedicò la vita al tentativo di ricomporre la cosmologia arcaica fondata sul suono, nel suo fondamentale libro “La Musica Primitiva” scrive: “Situata fra le tenebre e la luce del primo giorno, sul piano umano la musica si trova fra l’oscurità della vita inconscia e la chiarezza delle rappresentazioni intellettuali; appartiene dunque in gran parte al mondo del sogno. Nel primo stadio della creazione, durante il quale i suoni si rivestono a poco a poco di luce, la musica precorre il linguaggio intelligibile come l’aurora precede il giorno. Essa racchiude al tempo stesso l’oscurità e la luce, le acque e i fuochi. La musica è il sole umido che canta l’aurora”.

Nasini lavora su temi a cui molti artisti di diverse epoche hanno guardato, tra cui il sogno, la tensione verso una dimensione archetipica e il concentrarsi sugli aspetti “misteriosi” del nostro quotidiano. Nella sua ricerca l’impiego di elettroencefalogrammi e la costruzione di software non indicano una particolare fascinazione per la tecnologia, quanto la possibilità di usare ciò che gli viene messo a disposizione dal suo tempo per indagare la realtà, al fine di ridare importanza e risalto alla dimensione spirituale della nostra esistenza.

Per sottolineare il rapporto tra tecnologia e dimensione fantastica nel lavoro di Nasini, abbiamo pensato di raccontare un progetto tecnicamente complesso come Remote Armonie tramite Il Canto degli Erranti, un audiodramma che ne presenta i temi sotto forma di narrazione.

La storia è ambientata in un futuro in cui ogni traccia di tecnologia è scomparsa. La scienza viene interpretata non come strumento per indagare la realtà, ma come dogma fisso e immutabile. Viene utilizzata, da parte di una élite, come base da cui esercitare e mantenere il potere. Una strana interpretazione della matematica, della geometria e della programmazione informatica danno forma al modo in cui gli individui si relazionano alla realtà. Gli unici elementi tecnologici sono i resti di una macchina che si narra sia in grado di suonare le stelle. Chi anche solo la nomina rischia di essere accusato di eresia, incorrendo in pene severe. Questa macchina, capsula di sperimentazione in cui la scienza si unisce all’arte, rappresenta l’ultima speranza per un rilancio della ricerca scientifica, un tassello nascosto in grado di sbloccare la realtà da quel suo futuro presente sostenuto da inutili dogmi.

In questo universo si muove Siderino, un giovane studente che nel tempo della storia sta giusto iniziando il suo apprendistato quando, attraverso curiose vicende, entra in contatto con uno dei pezzi della leggendaria macchina.

Siderino prende il nome da Sidereo, l’opera centrale attorno a cui ruota la mostra Remote Armonie. È un carillon ad attivazione elettromeccanica: in occasione della mostra, può essere avviato da remoto tramite il segnale proveniente dalla App di CUBO, da cui è inoltre possibile ascoltarlo e vederlo in azione in diretta. Costruito in rovere, presenta due montanti tra cui ruota un cilindro in alluminio su cui sono montate delle spine che innescano delle lamelle intonate, mettendole in vibrazione. Le spine sono disposte sul cilindro in modo che eseguano due minuti di partitura stellare corrispondenti al moto degli astri sopra lo studio romano dell’artista durante la giornata del 22 gennaio 2021.

L’elemento cilindrico centrale di Sidereo funge da ispirazione per il gruppo scultoreo Transtamburo, costituito da sei sculture in ceramica con innesti metallici. Chiudono il progetto espositivo due opere idealmente agli antipodi, così come agli antipodi si trovano la trattazione scientifica dell’intero progetto e la sua resa narrativa ne “Il Canto degli Erranti”.

Mangiastelle assiale è un arazzo realizzato in lana che rappresenta un paesaggio fantastico incorniciato da un sipario. Questo, avente le sembianze di una notte stellata, si apre (o si chiude?) su una montagna che si innalza tra elementi vegetali, e dalle cui pendici si dipanano sinuosi flussi che si intrecciano a formare un fondale.

La rappresentazione di fantasia di questo collegamento tra terra e cielo funge da metafora del funzionamento del software, rappresentato nelle sue parti fondanti sulla calligrafia Sidereo. L’opera su carta riporta graficamente i processi di sviluppo e trasformazione delle informazioni presenti nei cataloghi stellari in dati utili per essere scritti sotto forma di partitura, e successivamente trasferiti sulla superficie esterna del cilindro della scultura Sidereo, diventandone la notazione esecutiva. L’opera calligrafica rappresenta una sovrapposizione di vari momenti di avanzamento del progetto di costruzione della scultura attraverso lo svolgimento del tamburo centrale, alcune schermate di funzionamento dell’algoritmo e la relativa partitura.

Remote Armonie è il primo tassello di un progetto di vasta portata che, tra i suoi obiettivi, ha quello di enfatizzare l’isolamento del nostro pianeta rispetto al resto della galassia, con la speranza che la musica generata dalla sua ispezione dello Spazio renderanno l’umanità consapevole dell’arbitrarietà di tutte le divisioni che generano conflitti, producendo un sentimento di comunità universale e rivelando l’effettiva unione di tutta l’umanità nel medesimo viaggio verso l’ignoto.

Foto: Flavio Pescatori; courtesy dell’artista e CUBO Unipol

Foto Mangiastelle assiale: Francesco Demichelis; courtesy dell’artista

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